Rendimento dei buoni postali: quando verba volant… e scripta non manent!

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Non solo polizze dormienti dimenticate nei cassetti e vecchie lire ormai carta straccia… Anche quei vecchi buoni postali fruttiferi (BPF), che negli anni ottanta andavano a ruba, oggi potrebbero tradire le aspettative. E sì, perché quello che c’era scritto sopra, adesso potrebbe contare ben poco.

Parliamo dei famosi buoni postali trentennali, ovviamente ancora in vecchie lire, che nei primi anni ottanta, quando l’inflazione galoppava (nel 1982: 16,2%, 1983: 12,30%), garantivano rendimenti faraonici… addirittura fino a 30 anni dopo. E oggi sono in scadenza.

Bastava investire 1000, 2000 o 5000 lire, per avere nel futuro del nuovo secolo somme davvero importanti.
Ma oggi quando figli e nipoti vanno finalmente in Posta a riscuotere, magari dopo complicati calcoli applicando percentuali sulle vecchie lire fino alla conversione in euro, ecco che potrebbe arrivare la sopresa.

mille_lireSemplicemente perché la legge prevedeva che lo Stato potesse cambiare le carte in tavola e modificare il rendimento dei buoni fruttiferi postali già emessi. Così diceva il Codice Postale (d.P.R. 156/1973) che prevedeva che i tassi di interesse dei BFP potessero essere modificati da decreti ministeriali, anche con effetto retroattivo.

E così ha fatto il Governo il 13 giugno 1986, quando l’inflazione italiana scendeva (1984: 9%, 1985: 8%, 1986: 4,2%) e, avvalendosi di quanto previsto dalla legge, ha “falciato” il rendimento dei buoni già emessi.

Niente da fare quindi per tutti i buoni postali oggetto di modifiche o “rimodulazioni” da parte dello Stato. Le condizioni possono risultare modificate.

E finora non hanno portato da nessuna parte le giuste battaglie giudiziarie portate avanti dai consumatori che hanno fatto la scoperta di non poter contare sul “tesoretto” chiuso da tempi immemori ad ammuffire in cassaforte.
La parola fine (per ora?) l’ha messa la Cassazione e a ruota giudici di merito e l’Arbitro Bancario Finanziario.

A una condizione, però. Sempre però che il diligente impiegato delle Poste abbia messo un timbro a secco, dopo l’intervenuta modifica del rendimento, per coprire il vecchio rendimento indicato nel titolo. Se invece il buono è stato acquistato dopo la modifica e il timbro non c’è, magari perché è stata utilizzata una vecchia modulistica non aggiornata o per una distrazione dell’addetto allo sportello, in questo caso la “carta canta” ancora e si può ottenere il rendimento scritto e “gli interessi vengono corrisposti a seconda della tabella riportata a tergo dei buoni” (v.in questi termini, Corte di Cassazione a Sezione Unite con Sentenza 13979/2007 perché “nella disciplina dei buoni postali fruttiferi dettata dal testo unico approvato con il d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti; ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio degli interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal d.m. che ne disponeva l’emissione deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali – destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori – che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all’atto della sottoscrizione del buono.”

Così anche es. decisioni Collegio di Napoli del 4 gennaio 2013, Collegio di Milano 8 marzo 2013, Collegio ABF di Milano n. 315/2011; Collegio ABF di Napoli n. 2615/2012.

Per fare un esempio: il signor Rossi ha acquistato il buono nel 1987, se il titolo riporta il vecchio rendimento e il timbro dopo la modifica del 1986, allora niente da fare, vale il rendimento riportato dal timbro. Se invece non sono state riportate le nuove condizioni, allora il signor Rossi potrà chiedere il pagamento delle vecchie e migliori.

Niente da fare invece per i titoli già emessi per i quali sono avvenute le modifiche delle condizioni, già nelle mani dei risparmiatori, ancora una volta “traditi”…

!cid_CBDAFB99-81FA-418F-B07B-A55839D4D84APrima di rinunciare ai tuoi diritti, controlla quindi con noi. Per calcolare il rendimento dei buoni postali, prova con il calcolatore di Poste Italiane e se i conti non tornano, contatta le nostre sedi o apri una pratica on-line (verifica buoni, iscrizione MC, abbonamento mensile: 35 euro).